Dall’intuizione astratta alla comprensione operativa per trasferire l’innovazione in modo efficace e mirato. Il punto di vista della nostra Senior Researcher ed esperta di replicabilità, Loriana Paolucci.

Nel panorama dei progetti europei di ricerca e innovazione, la replicabilità è diventata un concetto ambito. Città, aziende e decisori politici sono chiamati sempre più frequentemente a promuovere l’adozione di soluzioni di successo, testate in un determinato contesto, e a garantirne un’effettiva applicazione altrove.

Tuttavia, la replicabilità è raramente semplice. Ogni contesto presenta proprie modalità di governance, quadri finanziari, infrastrutture e dinamiche socio-culturali, che richiedono l’applicazione di un metodo supportato da valutazioni analitiche e non da semplici supposizioni.

 

Replicabilità: dall’intuizione alla guida metodologica

Con la necessità crescente di passare da interventi pilota a cambiamenti sistemici, emerge una questione ricorrente: come possiamo sapere se un’innovazione potrà davvero avere successo in un contesto diverso? Senza un approccio strutturato, la replicabilità rischia di rimanere una mera aspirazione piuttosto che un processo concreto. Molte idee promettenti possono infatti perdere slancio se non si considerano adeguatamente le caratteristiche specifiche del luogo, siano esse peculiarità normative, adeguatezza del mercato, possibilità istituzionali o accettazione pubblica.

Negli ultimi dieci anni, nel contesto dei programmi europei di R&I, la replicabilità è diventata una priorità riconosciuta. Numerose iniziative di ricerca hanno investito nella condivisione delle migliori pratiche, nella produzione di report delle esperienze maturate e nella promozione di scambi tra contesti più o meno esperti. Queste attività hanno generato valore reale, diffondendo know-how, costruendo fiducia e incentivando una cultura della condivisione della conoscenza in tutta Europa.

 

Oltre i progetti pilota: trasformare l’innovazione in processo strutturato

Tuttavia, una domanda cruciale rimane spesso senza risposta: in quali condizioni una soluzione già testata in un luogo può funzionare altrove? Scambi e casi studio sono passi fondamentali, ma non sempre forniscono ai decisori le prove sistematiche necessarie per decidere come adattare un’innovazione, e se adottarla o meno. La replicabilità richiede non solo ispirazione, ma anche metodi strutturati per valutare la fattibilità in diversi scenari. Per questo i vari programmi di finanziamento UE, da Horizon Europe alle Missioni dedicate a smart city e neutralità climatica, richiedono esplicitamente ai progetti finanziati di dimostrare come le soluzioni possano essere replicate altrove. Questi quadri politici fanno della replicabilità una prerogativa centrale, sottolineando la necessità di approcci sia sistematici che quantitativi.

Ad esempio, le iniziative smart city hanno evidenziato che, anche se le prestazioni tecniche sono comprovate, l’adozione delle soluzioni può rallentare se la governance è frammentata o se mancano finanziamenti. Nella transizione energetica, strumenti politici efficaci in un Paese possono necessitare modifiche significative in un altro, per rispondere a differenze infrastrutturali o normative. Questi disallineamenti non rappresentano un fallimento delle soluzioni, ma un richiamo a quanto la replicabilità dipenda fortemente dal contesto.

Questo divario tra ambizione e fattibilità rimane una sfida ricorrente per la diffusione dell’innovazione. Ciò che è mancato è un modo affidabile, trasparente e soprattutto quantitativo per studiare la replicabilità e, dopo più di un decennio di lavoro su progetti europei, è emersa una conclusione chiara: per andare oltre alle aspirazioni, la replicabilità ha bisogno di un metodo che traduca la complessità in numeri, classifiche e indicazioni concrete.

 

INSPIRE™: la replicabilità che diventa tangibile

 

È stata questa esigenza a spingere ISINNOVA a sviluppare INSPIRE™. Invece di presentare la replicabilità come una decisione binaria, INSPIRE™ studia la replicabilità attraverso diverse dimensioni, come quella tecnologica, istituzionale, socio-culturale, ambientale, economica e altre specifiche del caso. Raccoglie informazioni sia sulla soluzione stessa sia sul contesto in cui potrebbe essere applicata. L’interazione tra le due viene allora rappresentata in diagrammi di replicabilità, che attribuiscono a ogni soluzione un punteggio da 0 a 100%, aggregabile in una classifica complessiva.

Il valore aggiunto è duplice. Primo, il potenziale di replicabilità viene quantificato, permettendo a decisori e stakeholder di confrontare le opzioni in modo chiaro e trasparente. Secondo, vengono resi espliciti i fattori che influenzano punteggi alti o bassi, evidenziando le barriere da superare o i facilitatori da sfruttare. Di conseguenza, le strategie possono essere affinate, gli investimenti meglio indirizzati e le soluzioni adattate invece che semplicemente trasferite.

Inquadrando la replicabilità come un processo misurabile e basato sui dati, INSPIRE™ aiuta a colmare un divario storico. Pur non potendo garantire certezze, dato che i contesti restano complessi e dinamici, INSPIRE™ offre un modo strutturato per ridurre i rischi, prevedere le sfide e prendere decisioni informate. In questo modo, la replicabilità smette di essere un’aspirazione, per diventare invece un metodo pratico capace di orientare l’innovazione verso un cambiamento sistemico e duraturo.